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La restituzione è parte integrante di teatreducazione. Senza di essa, anzi senza la sua necessità, teatreducazione credo che sia definibile teatro della scuola, teatro di comunità, teatro sociale, teatro…e qualche altra parola cosa affianco. La restituzione prescinde dalla qualità di scrittura. E’comunque una funzione che appartiene a tutti gli alfabetizzati.
Avismia – Laboratorio della solidarietà. Jesi (An) – parco E.Mattei – dal 21 al 24 luglio 2010 Organizzato dalla sezione comunale dell’Avis – donatori di sangue che vi ha inserito anche la festa annuale del donatore con altre 18 associazioni di volontariato. Progetto e coordinamento di Silvano Sbarbati
Avismia non era Ex Novo. Si svolgeva nello stesso luogo fisico (il parco Mattei a Jesi) ma aveva caratteristiche diverse. L’Avis – donatori di sangue, le altre associazioni di volontariato, le strutture, il coinvolgimento di giovani musicisti del luogo, il coinvolgimento del Teatro Pirata (compagnia di teatro ragazzi). C’erano obiettivi da perseguire che non era teatreducazione, ma il teatreducazione ne ha permesso il raggiungimento. Come? Nella scelta motivata degli operatori. Nel coinvolgimento ragionato e aperto di operatori professionisti. Nel rapporto tra teatralità e volontariato, tra teatralità e pubblico, tra teatralità e non teatranti professionisti. Questi ultimi hanno, da parte loro assaggiato il “morso” dell’ansia performativa e in qualche caso hanno accelerato un percorso che tendeva a fare gruppo chiedendo di partecipare all’evento anche in assenza di una vera e propria preparazione attoriale. (Qui, la scelte/decisione è stata maturata in modo maturo, tirando fuori la irritazione ma anche la giusta ricompensa, l’esserci e il volerci essere, la tecnica e il tecnicismo.Il risultato è stato positivo).
C’è stata una sotterranea vena di “mancanze”: di comprensione per i difetti altrui, di accettazione del ruolo altrui, etc. ma il lavoro di chiarimento, di raffinazione delle “frizioni” interiori e profonde è stato fatto e mai evitato. Anzi: durante il pesante lavoro di manovalanza organizzativa si sono trovati momenti significativi per portare avanti, senza mai evitarla, la riflessione sui pensieri irritanti, sulle posizioni differenti, sulle aspettative, etc.
Rossella e Patrizia, e Patrizia e Guada, e Silvano e Rossella e Silvano e Ina e Rossella, e Silvano e Mario e Carola, e Silvano e Guada e Patrizia che ha portato alla iscrizione all’Agita. Pur nei tempi stretti, ho visto che si è riuscito a capirsi in modo veloce e concreto. Rossella che mi dice che non le piace il compito di organizzatore della premiazione…ma che accetta di farlo e di farlo al massimo della sua capacità, fino alla fine quando ha ammesso che quel lavoro le è servito molto.
Per dire anche dei laboratori: condotti con qualche rischio calcolato e poi ricalcolato fino alla soluzione positiva; dei laboratori che hanno dato vita ad eventi importanti per la gente del quartiere; della contaminazione degli attori di volontariato (difficilissima e pericolosa) e dei loro risultati con lo sguardo di esterni registi… Qui, si è giocato il rischio maggiore. La assenza di Guada l’ultimo giorno ha messo in condizione la Ina e la Rossella di dover fare scelte e di doverle maturare in mezzo alle novità della relazione con persone diverse e nuove. Questa grande sfida – tra le sfide – è stata sotterranea e non visibile ad occhi non partecipi dei processi di costruzione dell’evento: anche questo è stato un atto importante che ha dato compattezza e credibilità ad Avismia nei confronti di occhi spettatori. E questo è stato credo un bel successo raggiunto da teatreducazione in forma di primo, secondo, terzi palcoscenico messi in atto col sole alto e il caldo afoso…
Si è imparato che condurre un laboratorio è facile e difficile. Che le tecniche esistono per essere cancellate dall’accogliere la realtà che ci viene incontro. Si è imparato che il mondo “del fuori” impone le regole e che bisogna prenderne atto e farvi fronte (Guerro deve andare a Cervia, Guada deve tornare a Vico, l’Avis deve fare la premiazione, il ristorante ha tempi lunghi, i genitori non portano i figli l’ultima serata fino alla fine…). Tutto questo è successo senza però intaccare la sostanza di teatreducazione di cui era fatta Avismia. La stessa voglia, urgenza, necessità con cui la sera si faceva riunione in cerchio sotto il tendone credo che possa essere considerata un obiettivo raggiunto. Anche perché le persone che stavano lì sono padri e madri, giovani e meno giovani, nuovi e vecchi di teatreducazione. Generazioni, direbbe Guerro a proposito di un suo progetto…Generazioni è una parola che deriva da “generare”, ovvero fare dal nulla, un atto creativo dunque.
Vorrei anche rimettere nella giusta dimensione Avismia. Ovvero dare all’evento la giusta collocazione nel contesto sociale e culturale etc. Certo l’organizzazione scaturiva da mesi di preparazione. Ma non solo progettuale, anche e soprattutto di relazione, di relazioni tra punti di vista, paure, invidie, gelosie (già) queste ultime da parte di chi temeva che il cambiamento potesse danneggiare se stesso e l’Avis. L’organizzazione ha tenuto. I fili tessuti in una maglia hanno tenuto e retto il peso della improvvisazione che tutti temevano. Improvvisazione nel senso della novità che viene senza avvisare. Questo abbiamo fatto, all’interno del nuovo contesto che eraAvismia, a differenza di Ex Novo che “si sapeva”, era un festival di teatreducazione dove i soggetti operanti erano “teatranti” di varia natura e varia estrazione. In fondo Ex Novo era un progetto più “facile”, anche perché nasceva e implodeva dentro se stesso: non riusciva a parlare la lingua di teatreducazione, non riusciva a parlare di teatreducazione fuori da teatreducazione. Il teatro è un linguaggio, si dice in questi contesti…no? Adesso potremmo anche dire che teatreducazione è un linguaggio: con l’ortografia, la grammatica, la sintassi e la qualità letteraria della scrittura… L’ortografia è il primo palcoscenico. La grammatica il secondo. La sintassi il terzo palcoscenico.
E questo lo scrivo anche perché negli incontri con Ina e Simone e Guada e Rossella etc etc si è usata una sintassi nuova: stesse parole, ma pronunciate con una struttura comunicativa diversa, con una intenzione che guardava in modo diverso il mondo che sta sotto gli occhi. “Cura”, direbbe Guada, oppure “regia”, direbbe Silvano? Il dibattito è aperto, nel doppio senso: si comincia a pensare assieme, anche aprendosi l’uno all’altro. Questo è successo, in qualche momento significativo, ad Avismia.
Ne siamo consapevoli senza gloria, ma anche con il peso di “sapere ciò che siamo” o in altre parole di “essere ciò che sappiamo”. Questo ha una sua equilibrata bellezza, che per esempio non porta il pesante fardello delle eccitazioni-da-evento-artistico-teatral-domestico che trascina la consapevolezza nelle segrete e buie caverne della menzogna su ciò che accade veramente… Avismia ha avuto una equilibrata bellezza di questo tipo e ciò mi fa soddisfatto, come una forma di sazietà dopo un bel pranzo. Sappiamo però che, a digestione avvenuta, bisognerà prepararsi per approntare altro cibo, avendo altri ingredienti a disposizione, magari. Un cenno particolare alla parte musicale. I ragazzi di Leo e quelli della banda (Tommaso e Davide Uncini) si sono integrati bene: su tutti la presenza di un giovane componente, un “amatoriale” che ha capito lo spirito della esperienza e credo ne avrà tratto una giusta “ricompensa” tecnica e umana. Alberto e Antonio mi sembrano già maturi e pronti per un salto in avanti progettuale (del resto l’hanno già detto loro) nella direzione della formazione sul campo in senso musicale. Si tratta di capire bene come e con chi: ma la potenzialità che esprimono ora e la capacità di integrazione con le altre persone (vecchie e nuove di relazione…) fanno sperare nel meglio. La loro “maturazione” si accoppia con quelli degli altri: il che mi fa dire che la continuità – CONTINUITA’ – è l’obiettivo degli obiettivi da porsi in queste iniziative. A Leo va dato atto di aver “lasciato corda lunga” come esempio di un magistero consapevole che si appaia a quello del Guada. In questo momento – domenica 1 agosto 2010 – non so che cosa sia successo di Avismia nelle menti di altri protagonisti (Avis, volontari, comune, intellettuali, assessori, gente del quartiere etc.)ed è difficile porre in essere una qualsiasi progettualità per il futuro. E’ certo solo che teatreducazione è stata una “funzione” funzionale fuori da sé, in un contesto complesso e non sempre favorevole e benevolo. Ogni futuro progetto dipenderà dalla qualità e dalla forza “generazionale” della restituzione collettiva che se ne farà.
P.S. Guada sta per Salvatore Guadagnuolo Patrizia sta per Patrizia Coduti. Ina sta per Ina Muhameti Rossella sta per Rossella Russo Mario sta per Mario De Rosa Carola sta per Carola Carlesi Antonio sta per Antonio Augello Alberto sta per Alberto Napolitano Leo sta per Leonardo Sbaffi
Silvano Sbarbati |