Teatreducazione: lavoriero e dono

 

Utilizzando il motore di ricerca Google su Internet, la parola teatreducazione la si ritrova in qualche indicazione legata soprattutto a qualche sporadico esempio: nella fattispecie questo esempio è relativo al nostro sito www.teatreducazione.it e ai siti che lo citano in quanto tale, appunto, come un riferimento, una parola che rimanda ad una “ cosa”.

Se spezziamo la parola in teatro educazione (maiuscolo a minuscolo che sia) la ricerca si amplia a più di un milione di esempi. La differenza appare eclatante e testimonia che teatreducazione è ancora un semplice neologismo. Una parola nuova che serve a qualcuno per nominare una cosa nuova?

Nominare le cose può voler dire dargli vita. Nel caso di teatreducazione (un termine, un lemma, una parola…che non è di genere maschile né di genere femminile) questo voler dar vita nasce dalla necessità di descrivere ciò che si intende per un “fare” di relazioni tra persone.

Certo, teatreducazione è anche:

-   teatro come spettacolarizzazione

-   educazione come luogo di crescita della persona

-   setting di terapia del gruppo

-   organizzazione di laboratori in cui si scrive e si legge e si fanno esercizi di tipo teatrale

-   altro.

 

L’insistenza con cui teatreducazione appare in questa nostra ricerca come parola da cui non si può prescindere, nasce dal fatto che teatreducazione teorizza (e pratica, come può) la responsabilità della chiarezza di senso delle parole. Non si può più, parlando di teatro o teatralità, di teatro per ragazzi o teatro della scuola, di drammatizzazione, di laboratorio teatrale etc. far finta che ogni volta queste parole rischiano di assumere significati differenti per chi parla e per chi ascolta.

Teatreducazione non  può permettersi la genericità della interpretazione perché altrimenti perderebbe il senso del proprio esistere come novità e come ricerca. Teatreducazione deve attestare la propria identità e ciò facendo deve attestare la propria differenza da altre parole che non possono esserle sinonimi.

Teatreducazione non è sinonimo di teatro educazione.

Riferirsi a teatreducazione, per esempio, significa riferirsi ad una modalità progettuale rispetto agli eventi (laboratori, spettacolarizzazione, formazione…) che è figlia di tutte le tradizioni, figlia del vissuto e delle esperienze, ma che si è riconosciuta diversa nel tracciare una nuova strada.

Teatreducazione usa lo spettacolo a modo suo.

Teatreducazione usa il laboratorio teatrale a modo suo.

Teatreducazione  è un modo di assumersi la responsabilità della relazione umana nella e per la comunicazione di crescita della persona.

 

Si può crescere, la personalità può crescere (nel significato dell’accedere alla pienezza della responsabilità consapevole, della coscienza dei valori etc etc.) in tanti modi: teatreducazione è uno di questi, differenti da altri.

In questo “modo”, dentro a questo “modo” è possibile incontrare il teatro professionale e la psicologia dell’età evolutiva, gli esercizi di fiducia del corpo e la ricerca attoriale più avanzata: si tratta di un incontro, di un accompagnamento consapevole, rispettoso delle identità reciproche come delle reciproche differenze.

 

Per esempio: teatreducazione parla di lavoriero e non di laboratorio.

Lavoriero richiama diverse significazioni:

-   luogo di produzione monastico dove ciascuno produce in gruppo (senza essere nella logica della catena della fabbrica) con una procedura produttiva che però è più simile a quella artigianale (possedendo i mezzi di produzione: da progetto al manufatto finito)

-   sistema di cattura  delle anguille che procede attraverso un progressivo restringimento-raffinamento dello spazio acquatico

-   dall’essere parola che indica sia un maschio che una femmina alle prese con un procedimento produttivo.

Insomma, teatreducazione sostituisce il laboratorio teatrale con lavoriero teatrale. Questo cambiamento, credo che appaia ormai chiaro, non è una pervicace insistenza di originalità lessicale, ma una necessità concreta di rispecchiare un fare attraverso una parola, per poterne comunicare il senso con la maggiore esattezza possibile.

 

Se poi a questo aggiungiamo che teatreducazione parla di dono teatrale in luogo di spettacolo teatrale, ecco che la cornice concettuale di ciò che proviamo a spiegare prende una forma sempre più definita.

Ed è interessante …prendere atto che il concetto di dono teatrale – seppur  timidamente – inizia ad avere diritto di cittadinanza nel teatro della scuola o nella formazione verso il teatro della scuola o di comunità. Segnale che l’idea del dono risulta convincente per quanti comunque sia, a diverso titolo, operano all’interno del grande movimento del teatro con una particolare sensibilità.

E’ interessante anche prendere atto che questa sensibilità risulta essere molto vicina a quella dello spettatore: il quale, in tempio mediatici e virtuali, dichiara a modo suo che il teatro gli appartiene, che lo vuole e lo cerca, magari senza conoscerne storia e “dettagli”.

Ecco, teatreducazione forse è un movimento culturale con una sensibilità nettamente schierata contro il “consumo” di spettacolo teatrale, a favore di una appartenenza, di una comunione tra attori-spettatori che si esplicita nel dono. E si sa che dono è tale  quando se ne ha reciproco riscontro (Mauss).

 

Silvano Sbarbati