Risponde Lorenzo Bastianelli, di Ancona.

Giovane operatore di teatro, vive una stagione intensa di formazione personale su più fronti. Non ultimo quello dell'incontro con la realtà della scuola dell'infanzia e compagnie italiane di teatro cosidetto sperimentale.

 

1 - Per te esiste una differenza – non solo semantica – tra teatro della scuola e teatreducazione?  Prova a definirla.

È fondamentale che i ragazzi/bambini muovendo i primi passi nella scuola vengano messi in grado di comprendere passo dopo passo il procedimento teatrale con i suoi meccanismi e il suo linguaggio, dal momento che si ritiene il teatro un elemento indispensabile alla formazione di una libera ed armonica personalità umana; esso infatti può tradurre a gruppi e a persone il complesso sistema simbolico nascosto dentro ogni “attore”, l’importanza del mettersi in gioco, di riscoprire il piacere di agire, di sperimentare forme diverse di comunicazione favorendo una crescita integrata di tutti i livelli della personalità. Si impone quindi la necessità di un’educazione al teatro ed alla comprensione del suo linguaggio, sempre vivo e ricco di umanità perché soggetto all’interpretazione dell’attore ed a quella dello spettatore. In quest’ottica il teatro non deve essere considerato fine a se stesso -concetto spesso applicato senza remora nel teatro della scuola-, ma (…personale pensiero teatreducazionale) deve dar vita ad un’attività che si ponga come fine ultimo uno scopo educativo di formazione umana e di orientamento, credendo incondizionatamente nelle potenzialità di ogni individuo: si tratta, in sostanza, di supportare la persona nella presa di coscienza della propria individualità e nella riscoperta del bisogno di esprimersi al di là delle forme stereotipate, lavorando accuratamente su quattro elementi fondanti: se stessi (nell’agire teatrale e non), il gruppo di lavoro, lo spettatore che riceve la freccia emozionale e lo spazio, riportando il vissuto del lavoro teatreducazionale nel proprio vivere quotidiano contaminando con estrema purezza il substrato di appartenenza.

Difficile comunque definire il/la/i/gli/le “teatreducazione”… come direbbe un celebre toscano “transumanar significar per verba non se poria…” il dibattito credo sia appena cominciato….

2 –  Un gruppo di persone giovani (bambini,  adolescenti, ragazzi) quando fa un laboratorio teatrale a quali dinamiche di relazione interna  viene sottoposto?

Non credo ci sia una risposta che possa essere presa come “giusta”. Le dinamiche sono sempre diverse in relazione al gruppo che si appresta al laboratorio teatrale. Il primo passo per il gruppo e’ capire bene il ruolo dell’”operatore” e del singolo nei confronti del gruppo, comprendere che ci si trova in un tempo e in uno spazio dove le dinamiche sono protette ma per certi aspetti ci si trova molto esposti. Il messaggio da trasmettere e’ che ogni relazione interna al gruppo e’ fondamentale e necessaria allo sviluppo stesso del gruppo e del laboratorio.

3 – Prova a definire il concetto di laboratorio di teatreducazione.

E’ un concetto” border line”: vive tra il teatro e l’educazione, ma non e’ ne’ teatro ne’ educazione…. Credo che un laboratorio di teatreducazione lo si riconosce a “bocce ferme”, post laboratorio e post spettacolo.., quando tutti se ne vanno e ognuno resta solo col suo vissuto laboratoriale, e allora che scatta qualcosa che porta il soggetto a porsi delle domande, a volerne discutere attentamente prendendo in considerazione ogni dinamica, ogni azione, ogni “sensazione sensoriale” che in un primo momento sembrava semplice e superficiale. Il punto di domanda diventa fondamentale per un progetto di teatreducazione alle prime armi  assumendo forza, strumenti e precisione col tempo e con la maturità attoriale (nel senso sociologico dell’agire), credo comunque che sia impensabile restare fermi sul limitar dell’uscio a rimirare il proprio lavoro e quindi il punto di domanda, il ricercare, il provare, il gattonare come un bambino, in generale “ l’agire sensibile”  e’ obbligatorio sia all’inizio di una sperimentazione teatreducazionale che a lavori in corso. (dove per agire sensibile intendo lo sviluppare una forte sensibiltà delle dinamiche teatrali e non) 

 

4 – Lo spettacolo è utile/necessario al teatreducazione?

Nel teatreducazione nn esiste la parola spettacolo perche’ se cosi fosse si vivrebbe il momento performativo solo egoisticamente e in chiave estetico-strumentale mentre qua si parla di Dono, di emozioni che partono da un vissuto per contaminare “ l’humus spettatoriale” e “l’humus attoriale”.

Il Dono vive di energie che rimbalzano tra l’attore e lo spettatore che diventa in questo caso “spettAttore”.

Nel teatreducazione lo “spettacolo/Dono” e’ comunque tappa fondamentale, utile alla ricerca, all’esperienza, al mettersi in gioco nel gioco del teatro, utile all’operatore, ai ragazzi, alle insegnanti,ai genitori (il tutto però se affrontato con coscienza di rielaborazione) perché il Dono  e’ “il punto d’inizio del lavoro e non di fine” (citazione S.S. 20/05/06)

 

5 – Come valuti personalmente gli esiti di un tuo laboratorio di teatreducazione e di uno spettacolo di teatreducazione?

Credo di poter contare solo 1 laboratorio di teatreducazione e 1 spettacolo/Dono...

La valutazione avviene attraverso il misurare la quantità della fatica fatta nella rielaborazione critica...forse solo dalla stanchezza “di testa” piu’ che dalla fatica del corpo…. In questo lavoro il mio essere uno “Spartano” mi aiuta molto, “spartano” e’ colui che e’ insofferente della pace e quindi volenteroso della guerra (guerra teatreducazionale in questo caso), non restare mai troppo bloccati o con il paraocchi ma correre sempre, restare sempre in moto con la testa e con lo spirito giusto, adatto al gruppo con cui si sta lavorando.

Nello sviluppo dello spettacolo è fatto importante il lasciare da parte tutto quei preconcetti che possano impedire lo sviluppo creativo e per valutarne gli esiti bisogna capire cosa e’ rimasto dentro gli “attori” che hanno agito all’interno del progetto e dello spettacolo, capire inoltre cosa si e’ mosso e cosa si muoverà…

 

6 – Dove può condurre l’esperienza di teatreducazione rispetto al rapporto con:

a)      la formazione del senso di gruppo

b)      la elaborazione della esperienza di crescita personale

c)      la formazione critica di spettatore

d)      le competenze (quali…?)

 

Ad un “perdersi ad un alto grado di coscienza”… questa e’ la frase che indico alle persone che collaborano con me in un progetto di teatreducazione… più semplicemente indicherei la crescita personale come sviluppo per ogni dinamica di teatreducazione (vedi “Invento”: festival di crescita personale a 360°)...

 

 

7 – Teatreducazione come si pone nel processo educativo generale della persona in formazione?

Come una maschera larvale…senza la maschera…

Una rinascita dei meccanismi di conoscenza di se stessi, un recuperare la propria identità a volte con dolore, a volte con processi destabilizzanti, a volte con la serenità del primo contatto.

Un riscoprirsi farfalla senza la contaminazione delle barriere quotidiane, senza le maschere che ci tormentano nel flusso del vivere.

8 – Credi possibile trasporre competenze/esperienze di teatreducazione nel fare teatro con adulti e in situazioni di disagio, etc etc.

Bhe credo che sia una tappa fondamentale contaminare situazioni di disagio e gruppi di adulti con competenze/esperienze di teatreducazione; Soprattutto nel mondo “teatrale” di oggi dove registi e operatori teatrali invadono lo spazio personale ingabbiando e annichilendo fantasia, pensieri e potenzialità nascoste. Facendo così si distrugge lo stato d’animo creativo, quella forza che permette un processo laboratoriale veritiero: costruttivo e non distruttivo.

“la gente ha paura dei pensieri. Viviamo in un mondo di menzogne, ma il teatro può cambiarlo. E tutti quelli che sono stati dalla parte della verità non se ne sono mai pentiti.” –Sulerzickij. 1914-

9 – Esiste secondo te un genere teatrale che è più “congeniale” al teatreducazione?

Non credo! Tutto il teatro se fatto con la giusta sensibilità diventa congeniale al teatreducazione.

Dal teatreducazione non ci si aspetta una tipologia ben definita, non ci sono aspettative al riguardo; si vive di dinamiche, di emozioni trasmesse, di semplicità, di piccoli gesti quotidiani che diventano momenti magici.

10 – Credi che uno “sguardo esterno” sia utile/inopportuno nel laboratorio di teatreducazione?

Ne ignoro ancora i meccanismi, non ho ancora lavorato con uno “sguardo esterno” durante un mio laboratorio; rimando la discussione a dopo la sperimentazione… credo comunque che sia un passo importante da attuare per avere una visione esterna che tenga conto di ogni dinamica, rispetto alla visione comunque parziale degli agenti.

 

Lorenzo Bastianelli