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Teatreducazione
A partire dalla animazione teatrale degli anni ’70, proseguendo con l’esperienza del teatro per ragazzi, passando attraverso il fenomeno del teatro della scuola in Italia l’esperienza multiforme e la riflessione teorica hanno fatto nascere un vero e proprio movimento culturale: teatreducazione. E’ superata la logica dell’incontro tra teatro e pedagogia; non è più solo una delle forme di pedagogia teatrale né solo la scelta del fare teatro come una delle didattiche attive possibili ed efficaci. Teatreducazione (ancora …neologismo) rappresenta una modalità di attività formativa che coniuga al proprio interno, rivitalizzate in consapevole prassi operativa, le istanze proprie della teatralità e della educazione, che insieme danno appunto vita ad una “novità” di cui la ricerca sul campo è elemento fondamentale. In teatreducazione – ad esempio – lo spettacolo diventa, con pienezza di significato antropologico, “dono teatrale”, e non è più la fine di un percorso, ma l’avvio di una ricerca, che muove appunto i passi successivi dalla domanda di proseguire, di andare in avanti.
Laboratorio o lavoriero di teatreducazione
Il laboratorio di teatreducazione si avvale di tutte le “tecniche” del fare teatrale applicate all’infanzia, al disagio, alla formazione dell’attore. E’ infatti su tali esperienze che si fonda un atteggiamento nuovo e più consapevole per cui ogni eserciziario (tipico del laboratorio) è pertinente e corretto a patto che lo si elabori per e sul gruppo, e a patto che il gruppo in formazione lo accetti e lo faccia diventarlo strumento di crescita. Un laboratorio non è dunque una sequenza di esercizi in attesa di essere “digeriti” da chi si forma senza elaborazione (vuoi nella corporeità, vuoi nella teoria).
Valutazione
In teatreducazione valutare è un processo fondamentale. Non esiste attività di teatreducazione priva di valutazione su ciò che accade, sul come, sul perché. E’ possibile considerare la attività di valutazione (autovalutazione, valutazione esterna, valutazione di gruppo) come una vera e propria necessità. Senza valutazione (dalla motivazione ai risultati) non possiamo parlare di teatreducazione.
Sguardo esterno
In teatreducazione si definisce sguardo esterno un tipo di “ascolto” funzionale a far vedere al gruppo che lavora (insieme al conduttore) le risultanze in progress, gli accadimenti individuali e grippali secondo un punto di vista che possiede attenzione e disposizione ad essere “altro” senza però essere lontano o demotivato. Lo sguardo esterno è un punto di vista che sa di esserlo, con tutti i limiti che questo comporta, ma anche con tutte le possibilità di accedere a realtà formative che chi lavora spesso non riesce a percepire o a palesare in consapevolezza maggiore.
Silvano Sbarbati |