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Teatreducatore e teatreducatrice Nel “mondo” di teatreducazione si aggiunge un’altra parola con la quale cerchiamo di dare una identità ad una funzione. Nelle ultime settimane, in virtù di alcune esperienze laboratoriali, ma anche di progettualità complessa di formazione, ma anche di convegni nazionali, rapporti con il teatro professionale e la scuola, sempre più è venuto avanti il bisogno di capire meglio “chi” è la figura che conduce (dirige, orienta, progetta, valuta etc.) un progetto di teatreducazione. Ci siamo anche detti che concetti come artistico, poetico, estetico hanno bisogno a loro volta di trovare una collocazione nei “tre palcoscenici”, di cui – nelle esperienze associative - cominciamo a vedere gli effetti pratici nella chiarezza della elaborazione che li crea e li mette in movimento. Per questo, la necessità di dare una definizione più coerente con la ricerca (che andiamo portando avanti in modo magari irregolare e con un metodo impreciso, ma che è pur sempre una ricerca) alla persona che si prende la responsabilità di condurre un gruppo in teatreducazione. Intanto, non ci bastava la definizione di conduttore: troppo generica, così come ci sembra ormai troppo generica la definizione di operatore teatrale. Figura che è regista, attore, drammaturgo, danzatore,animatore, etc, ma che, a contatto con gruppi di persone non votate alla produzione di spettacolo tout court, diventa “operatore teatrale”. Come se la parola operatore aggiungesse qualche sensibilità nuova acquisita sul campo, in corsi di formazione, in scuole specializzate. Nella riflessione che abbiamo fatto in questo ultimo periodo all’interno dell’aite, ci sembrava mancare la “connessione” tra il lavoro di questa figura e il suo voler essere (sottolineato) formatore. Se è vero che teatreducazione, con i suoi tre palcoscenici, affronta i temi ed i problemi della teatralità e della formazione con una attenzione forte alla persona ed alla relazione con gli altri (prima, durante e dopo la performance di teatro) non possiamo attestarci genericamente sulla concezione di un “operatore teatrale” che diventa tale in virtù del fatto che viene dalla pratica teatrale o viene dalla pratica educativa. La parola nuova che abbiamo mutuato da teatreducazione è “teatreducatore” e “teatreducatrice” essendo figure che possono essere incarnate al maschile ed al femminile. Certo, siamo anche consapevoli che il puro nominalismo non ci mette al riparo dalle ipocrisie di comportamenti strumentali, del “far finta” di essere senza la prova di una valutazione seria. Come primo momento di elaborazione individuale, credo che un teatreducatore o una teatreducatrice debbano essere tali se sono in grado di gestire tutti e tre i palcoscenici del teatreducazione con il minimo della qualità che – con lo sguardo esterno – è possibile meglio definire e “misurare” (virgolette obbligatorie). Teatreducazione non si vuole porre come una una tecnica da apprendere e da trasportare sul campo per avere risultati di un certo tipo. Per questo – all’interno dell’Associazione Italiana Teatreducazione – la ricerca prosegue nell’ascolto incessante delle esperienze, nella umiltà del riconoscere i propri limiti, nella etica di avere una posizione non opportunistica in un “mercato” qualsivoglia.
Silvano Sbarbati |