|
Montessori, Stanislawskij e il teatro nell’adolescenza Il premio Nobel del 1933 , fondatore della meccanica quantistica, il fisico Erwyn Schrodinger, ha scritto:” Un organismo evita di degradarsi e salvaguarda la sua struttura assorbendo ordine dall’ambiente”. Questo concetto introduce un altro concetto: che cioè nella materia vivente ci sia un'altra legge fisica ,quella dei rapporti sociali: ovvero quella dell’ambiente. Non è un caso che questa citazione sia stata utilizzata molto spesso da Maria Montessori (pag. 189 del libro edito dall’Opera Nazionale Montessori che pubblica scritti rari e inediti della grande pedagogista) la quale sviluppa la sua pedagogia e il suo metodo guardando all’ambiente, non solo fisico. I profondi mutamenti, anche biologici, della pubertà preannunciano, scrive Augusto Scocchera a commento della Montessori, “l’apparizione del neonato sociale, una gestazione difficile, colma di tensione e diciamo pure disordinata, che vuol prendere la forma dell’adulto”. E così, viene naturale far riferimento a come il teatro fatto a scuola si quello strumento che, attraverso il proprio linguaggio, gli obiettivi educativi, la visibilità nel contesto degli adulti…sia come una specie di “ambiente” liberante ma costruttivo: lo stesso ambiente che dice al ragazzo adolescente : “tu conti per noi, tu sei utile”. E infatti, lo spettacolo è un prodotto che l’adolescente può realizzare con la propria autonoma e sensibile partecipazione: “spettacolazione” era la parola nuova con cui Franco Passatore dava inizio in Italia al movimento dell’animazione teatrale, provenendo lui stesso dal mondo della scuola e dal contatto con i pre-adolescenti e gli adolescenti. Il teatro fatto a scuola – il teatro fatto nella scuola media inferiore – è il teatro del neonato sociale , cioè un teatro più complesso e articolato, perchè deve tener conto della tensione dell’adolescente verso il mondo delle relazioni. Anche quelle con i docenti, anche quelle con i genitori, oltrechè quelle con i propri coetanei. Così, il teatro fatto a scuola viene assunto nella dimensione di “ambiente”. Il teatro è un linguaggio dove c’è la parola, il corpo, lo spazio, la relazione con l’altra persona, la comunicazione, la riflessione su ciò che si è prodotto. Una comunità di lavoro intellettuale e produttivo, direbbe Maria Montessori se potesse vederne gli esiti nel XXI secolo. E spesso – anche a “Banco di prova” – noi sentiamo dai ragazzi e dai loro docenti, ma anche dai loro genitori durante il dibattito – che il gruppo, il fare gruppo, la creazione di una “comunità di lavoro” è il risultato più significativo della esperienza del teatro fatto a scuola. Per il momento dell’adolescenza questo “fare gruppo”ci pare essere un fortissimo richiamo ai bisogni che il teatro fatto a scuola soddisfa. Certo, con fatiche e responsabilità, complessità e tensioni diverse da quelle del teatro fatto in altri momenti della vita degli studenti. Ma i risultati positivi, le soddisfazioni che ne risultano – quando il teatro diventa ambiente di crescita e formazione della persona – vanno ben oltre le soddisfazioni di aver fatto un “bello spettacolo”. Infatti, come dice teatreducazione, “teatro senza educazione è solo spettacolo”. Chi si “accontenta” dello spettacolo non è certo Maria Montessori, che scrive: “…nel nostro metodo…la maestra osserva e riconosce le attività utili al bambino e vi corrisponde incoraggiando e porgendo mezzi utili di sviluppo”. Sembra di sentire le parole di Stanislavskij (“padre”di un metodo di formazione dell’attore che è alla base di tutto il teatro occidentale contemporaneo) quando dice che il regista “è colui che vede e fa vedere”! Come un insegnante, che vede/osserva e fa vedere/incoraggia. Teatreducazione come ambiente di formazione, in un bellissimo “ponte” di pensiero e ricerca che lega, in modo straordinario, Montessori e Stanislawskij. Un “ponte” che merita la pena di attraversare, magari per capire meglio come sono le sponde delle due terre che avvicina, potendole guardare da un punto di vista nuovo, quello della “spettacolazione” e non dello “spettacolo”. |