Dieci domande sul teatreducazione

 

1 - Per te esiste una differenza – non solo semantica – tra teatro della scuola e teatreducazione?  Prova a definirla.

 

Esiste una differenza che contiene tutta la ricerca fatta in questi ultimi anni per arrivare a produrre l’idea del teatreducazione.

Questa ricerca si è sviluppata prendendo atto che il fare teatro a scuola non era un semplice strumento pedagogico usato dalla scuola per aumentare la propria efficacia; e usato dal teatro per aumentare la propria penetrazione di “mercato” tra le nuove generazioni.

Il fatto che l’uno si sentisse (o volesse o fosse inconsapevolmente) strumento dell’altra e viceversa ha creato una specie di “stallo” progettuale.

Dalla animazione degli anni settanta fino al teatro per l’infanzie e la gioventù; dalle recitine di classe fino al laboratorio di drammatizzazione il percorso è stato speculare e comunque ci è sempre assistito ad un processo che si definiva: “la scuola incontra il teatro (e viceversa)”.

Questo incontro, crediamo, è stato utile soprattutto a prendere oggi coscienza che quando il teatro incontra l’educazione “accadono” fenomeni che né il teatro né l’educazione possono più considerare solo “proprietà singole”.

Descrivere questi fenomeni in modo preciso ; dare risposte ai problemi nuovi che questi fenomeni pongono sia al teatro che alla educazione…questo crea il concetto di “teatreducazione”.

Esiste ancora una difficoltà a dare una forma meglio precisa al termine. Se posso tentare una sintesi ancora  approssimativa, direi che il teatreducazione  problematizza i processi che accadono durante il percorso laboratoriale e dopo lo spettacolo, comprendendo in esso anche il pubblico in senso esteso. Teatreducazione è un atteggiamento del fare, più che una tecnica.

Del fare teatro, naturalmente, e dell’essere educazione, naturalmente, mettendo in gioco le rispettive identità sociali, culturali, finanche antropologiche.

 

2 –  Un gruppo di persone giovani (bambini,  adolescenti, ragazzi) quando fa un laboratorio teatrale a quali dinamiche di relazione interna  viene sottoposto?

 

A questo punto della ricerca, vorrei soprattutto focalizzare l’attenzione più che sul laboratorio che accade, sul laboratorio così come esiste nelle aspettative.

Direi che nel teatreducazione, nel laboratorio teatrale di teatreducazione, le aspettative devono essere prese in carico con molta più attenzione.

Aspettative di chi lo progetta

Aspettative di chi lo finanzia

Aspettative di chi lo realizza

Aspettative di chi lo frequenta

Aspettative di chi lo valuta

Ecco, la dimensione delle aspettative introduce l’elemento del tempo, che bene ha evidenziato Aglieco, come un tempo “concentrato”. Il tempo è concentrato anche per via delle aspettative e della loro “forma” e “sostanza” di relazione e per la relazione tra le persone.

Tutto, nel laboratorio teatrale, deve accadere in modo concentrato, anche perché alla fine del lavoro tutto si deve concentrare in un tempo concentrato (quello dello spettacolo).

 

3 – Prova a definire il concetto di laboratorio di teatreducazione.

 

Un laboratorio di teatreducazione è un  setting.

Attenti: un setting di teatreducazione, non di teatro (perché produrremmo pedagogia teatrale).

O di educazione (perché produrremmo azioni pedagogiche tout court).

In questo senso – certo – può accadere che nel laboratorio di teatreducazione si faccia una attività che non “sembra” teatrale. O una attività che non sembra “educativa”. Per questo il teatreducazione supera il teatro della scuola e la scuola di teatro. Essendo un setting (ovvero uno spazio ed un tempo organizzati e finalizzati) contiene scuola e teatro consapevolmente annullandoli l’uno nell’altra e facendoli diventare altro da sé.

Per questo i fattori estetici possono accadere, così come i fattori educativi possono a loro volta “accadere”: ma questo senza svilire l’immaginazione e la creatività, anzi, mettendole al centro del percorso di teatreducazione, elementi centrali del setting.

 

4 – Lo spettacolo è utile/necessario al teatreducazione?

 

Lo spettacolo di teatreducazione  è dono. Dunque ha una funzione antropologica essenziale e non comprimibile in forme o generi.

Lo spettacolo è dono, dunque produce l’incontro con lo spettatore, il quale diventa finalmente (o ancora una volta…) centrale nella relazione interpersonale. Se lo spettacolo è dono, non se ne può prescindere; e se è dono bisogna che ci sia qualcuno che lo riceva, ed eccoci tornati al problema delle aspettative.

 

5 – Come valuti personalmente gli esiti di un tuo laboratorio di teatreducazione e di uno spettacolo di teatreducazione?

 

Non ho mai condotto un laboratorio di teatreducazione.

 

6 – Dove può condurre l’esperienza di teatreducazione rispetto al rapporto con:

a)      la formazione del senso di gruppo

b)      la elaborazione della esperienza di crescita personale

c)      la formazione critica di spettatore

d)      le competenze (quali…?)

 

Credo soprattutto al punto b). Lo credo perché in realtà il punto b) contiene tutti gli altri.

 

7 – Teatreducazione come si pone nel processo educativo generale della persona in formazione?

 

Si pone come una esperienza che chiarisce le aspettative per cui la si pratica, e dunque diventa una esperienza che, con tutti i limiti del caso, rappresenta uno step ineludibile, un gradino che si sale e che permette di vedere “il mondo” in modo differente. La logica del setting è questa, appunto: quella di dare opportunità di assumere punti di vista differenti (non sempre “migliori” o più ricchi di consapevolezza limpida dei fenomeni…). I punti di vista differenti “sono” elementi concreti nel processo della persona in formazione. E ciò riguarda non solo la gestione delle emozioni, etc etc. 

 

8 – Credi possibile trasporre competenze/esperienze di teatreducazione nel fare teatro con adulti e in situazioni di disagio, etc etc.

 

Sì, in teatreducazione è una esperienza fortemente connotata in senso antropologico e dunque…

 

9 – Esiste secondo te un genere teatrale che è più “congeniale” al teatreducazione?

 

No.

 

10 – Credi che uno “sguardo esterno” sia utile/inopportuno nel laboratorio di teatreducazione?

 

Si, e rimando al dibattito ed alla ricerca apparsi in questo sito.

 

Ancona, 12 aprile 2006

 

 

 

Silvano Sbarbati, è nato a Roma nel 1950. Laureato in pedagogia, giornalista,  si occupa di organizzazione culturale da molti anni. Attualmente dirige il teatro delle Muse di Ancona e ha promosso questo sito.