Stati Generali del TeatroEducazione

Serra San Quirico 22-23 ottobre 2005

 

“intorno alle cose

 che si dicono

in molteplici sensi”

Aristotele

 

 

Elementi per una pragmatica

di teatreducazione

 

 

 

di Silvano Sbarbati

 

 

 

Negli ultimi anni, in Italia (ma non solo) si è sviluppato un intenso dibattito su come insegnare “un saper fare” e un “saper essere” all’interno di un mondo che appare come un Giano bifronte: una faccia è il teatro e un’altra faccia è l’educazione.

 

Il tema della formazione costringe chi se ne occupa a fare i conti con le parole per dire. 

 

Già Aristotele con il libro “Intorno alle cose che si dicono in molteplici sensi” aveva scoperto che calibrare criticamente le parole e i concetti è uno dei compiti essenziali della ricerca, e “…comunque è una indagine senza la quale nessun tipo di discorso si regge” (Reale).

 

Se la sintassi è lo studio dei segni come tali; se la semantica è lo studio dei significati delle espressioni linguistiche, per studiare la relazione che c’è tra le parole e coloro che le usano c’è bisogno della pragmatica.

 

Per questo c’è bisogno di definire i contorni di parole che, appunto, sono anche azioni.

 

Ci sembra dunque essenziale, per un discorso sulla formazione, iniziare una ricerca che chiamiamo  pragmatica di teatreducazione.

 

 

 

Teatreducazione

 

È una parola nuova, in cui la “o” finale di teatro si fonde – ma non si perde – dentro la vocale iniziale di educazione. Un neologismo che pone già una questione di genere: questa parola nuova è di genere maschile o di genere femminile?

 

Teatreducazione per noi è un setting educativo, che in quanto tale si sviluppa in una esperienza “irriducibilmente orientata ad interrogarsi su se stessa”. (Salomone)

 

Teatreducazione, in quanto setting educativo, struttura ed elabora l’esperienza anche al di là delle previsioni. Ciò che infatti è negativo, sbagliato, ingiusto sul piano del vissuto immediato, in scena si trasforma comunque in un qualche significato. E i significati sono sempre positivi sul piano educativo, perché permettono di sviluppare la complessità del proprio patrimonio simbolico, e di conseguenza, di sviluppare la propria capacità di apprendimento.

 

 

 

 

 

Teatreducazione è un setting educativo perché:

 

-         rende visibile il cambiamento formativo della persona e i processi attraverso cui avviene

-          offre allo spettatore un prodotto il cui “testo” appartiene a ciascun attore

-         socializza le emozioni in uno spazio che è più nella logica della “festa” che della performance;  in quanto attore e spettatore diventano protagonisti in un evento di trasformazione

-         … e ancora e ancora

 

 

 

Laboratorio

 

Il laboratorio di teatreducazione usa sia le  tecniche teatrali che le tecniche educative.

Le tecniche teatrali nascono dalle più variegate esperienze di pedagogia teatrale

Le tecniche educative oramai poggiano su le scoperte delle neuroscienze che hanno superato la dicotomia tra cognitivismo e comportamentismo e riconducono la persona in una unità in cui razionale e irrazionale si fondono.

Nel laboratorio i giochi/esercizi possono derivare da qualsivoglia pedagogia teatrale, ma devono essere ricondotti continuamente alla logica di un setting educativo.

 

Spettacolo

 

Lo spettacolo di teatreducazione non è “finale”, perché non esaurisce il processo educativo ma ne elabora i vissuti al più alto livello di consapevolezza possibile. 

Lo spettacolo finale funziona se è percepito anch’esso come momento di un  setting educativo, negli effetti della relazione tra attore e spettatore.

 

 

Valutazione

 

Nel teatreducazione critica teatrale e giudizi sull’apprendimento non possono essere applicati. C’è bisogno di uno sguardo che sia capace di vedere come il processo (laboratorio) si attua nel prodotto (spettacolo).

La valutazione entra nel setting educativo a pieno titolo, perché una volta esplicitata ridiventa vissuto, ovvero porta nuovi significati.

Valutare il teatreducazione è un fare teatreducazione.

 

 

 

Ansia performatica

 

Nel teatreducazione, l’ansia performatica deve essere elaborata attraverso un orizzonte di “significati condivisi”.

Per significato condiviso intendiamo dire che il gruppo, il conduttore o i conduttori  entrano in un rapporto equilibrato di continuo ascolto.

 

 

Teatralità

 

Teatreducazione è,  nel suo stesso divenire, una esperienza educativa e una esperienza teatrale.

Teatreducazione, in quanto teatrale si vuole mostrare; in quanto educativo si vuole interrogare su ciò che significa volersi mostrare.

 

 

Testo

 

Nel teatreducazione il testo non può essere un pre-testo.

Ogni parola detta, nel teatreducazione deve appartenere a chi la dice, nel senso di una sua piena consapevolezza sintattica, semantica,  ma soprattutto pragmatica.

 

 

Mercato

 

Teatreducazione non può essere venduto/a.

Fare attività di teatreducazione produce però, di fatto, un mercato di lavoro, soprattutto per quanto riguarda la formazione.

 

Di questo bisogna essere consapevoli, soprattutto, nel momento in cui la formazione nel teatreducazione diventa un tema da svolgere piuttosto che un problema da risolvere.

 Sia per il teatro che per l’educazione.

 

 

Silvano Sbarbati – ottobre 2005